La nave di Greenpeace, "Esperanza", sta pattugliando l'Oceano Atlantico in cerca di pescatori pirati, e ha già trovato 67 barche straniere da Italia, Corea, Cina, Liberia e Belize.
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Roma, Italia —
Quattro pescherecci italiani sono stati trovati da Greenpeace mentre pescavano nella zona economica esclusiva della Guinea Conakry, uno dei Paesi più poveri del mondo. Greenpeace, ha allora invitato a bordo della propria nave, "Esperanza", ispettori del governo della Guinea Conakry, che stanno verificando in queste ore se i pescherecci italiani hanno sia le licenze che la proprietà di queste imbarcazioni. Gli ispettori governativi hanno ritirato la licenza dei pescherecci italiani per le opportune verifiche, visto che non compaiono nella lista ufficiale delle licenze emesse dalla Guinea Conakry.
La nave di Greenpeace,"Esperanza", sta pattugliando l'Oceano Atlantico
in cerca di pescatori pirati, e ha già trovato 67 barche straniere da
Italia, Corea, Cina, Liberia e Belize. Di questi pescherecci, 19 (il
28%) non sono autorizzati a pescare e 22 (32%) sono già noti per essere
stati segnalati in passato come pirati. Altre 9 imbarcazioni (14%) non
sono state identificate perché, illegalmente, hanno mascherato nome e
numero di matricola. Infine, otto pescherecci pirata pescavano
addirittura entro le acque territoriali della Guinea Conakry, a meno di
12 miglia (circa 21,5 Km) di distanza dalla costa. "La pesca pirata è
considerata una minaccia mondiale per il mare e per chi vive delle sue
risorse, ma i Governi non stanno facendo niente per fermarla" ha
dichiarato Alessandro Giannì, responsabile della Campagna mare di
Greenpeace. "Riguardo alla situazione delle imbarcazioni italiane, se
risultasse che la loro posizione è irregolare chiederemo al Governo
Italiano e alla Commissione Europea di prendere adeguati provvedimenti".
La Guinea Conakry è l'unico Paese al mondo in cui il consumo di pesce
sta diminuendo. I pescatori locali stanno perdendo una risorsa
alimentare fondamentale e rischiano la vita per competere con dei
superpescherecci d'altura che saccheggiano il loro mare. Tra l'altro,
le acque territoriali (12 miglia) sono riservate alla pesca artigianale
per il sostentamento diretto delle comunità locali.
"Parlare di aiuti all'Africa e ai Paesi in Via di Sviluppo e permettere
che il loro cibo sia rubato dai pescatori pirata è pura ipocrisia" ha
aggiunto Giannì. "Solo nell'Africa sub sahariana la pesca pirata fa un
bottino di quasi un miliardo di euro l'anno". I Governi devono chiudere
i porti ai pirati ed impedire che la refurtiva, tra 4 e 9 miliardi di
euro l'anno, entri nei loro mercati, assicurandosi che i pirati siano
legalmente perseguiti insieme alle compagnie che li finanziano.