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La soluzione alla crisi degli oceani sta nell'istituzione di una rete di riserve marine, ovvero di aree di oceano protette, all'interno delle quali non è consentito lo sfruttamento delle risorse ittiche e minerarie. Greenpeace chiede ai governi di tutto il mondo di impegnarsi a proteggere il 40 per cento degli oceani istituendo nuove riserve marine.
IngrandisciLe riserve marine possono giovare alle zone di pesca adiacenti sia perché i pesci adulti possono sconfinare oltre il perimetro della riserva, sia per il passaggio di uova e di larve. All'interno delle riserve, le colonie possono crescere in dimensione, i pesci possono vivere più a lungo e, col tempo, migliorare il proprio tasso di riproduzione. Le riserve marine potrebbero inoltre avvantaggiare anche le specie migratorie come gli squali e i tonni, qualora fossero create nelle zone dove queste specie sono più vulnerabili.
Le riserve marine sono aree inibite a qualsiasi uso estrattivo - attività di pesca o minerarie - e di scarico. All'interno di queste aree possono esserci delle zone dove non è concessa alcuna attività umana, ad esempio zone che fungono da aree scientifiche o aree dove ci sono habitat e specie particolarmente sensibili.
In altre zone costiere può essere invece autorizzata una pesca su piccola scala, non distruttiva, sostenibile, con la piena partecipazione di tutte le comunità locali interessate.
La ragion d'essere delle riserve marine non è solo evitare il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, anche se è questo l'obiettivo primario della loro istituzione. Sono anche considerate come uno strumento essenziale per proteggere l'ambiente marino dall'inquinamento, in particolare da quello causato dallo scarico dei rifiuti.