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I fondali marini sono ecosistemi ricchissimi di biodiversità. Molte 
delle specie che abitano i fondali oceanici non sono ancora state 
scoperte dall'uomo, ma già rischiano l'estinzione a causa della pesca 
a strascico, una tecnica di pesca particolarmente distruttiva e capace 
di spazzare via in breve tempo interi habitat marini.

I fondali marini sono ecosistemi ricchissimi di biodiversità. Molte delle specie che abitano i fondali oceanici non sono ancora state scoperte dall'uomo, ma già rischiano l'estinzione a causa della pesca a strascico, una tecnica di pesca particolarmente distruttiva e capace di spazzare via in breve tempo interi habitat marini.

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Le foreste primarie sono in pericolo... Anche in fondo agli oceani. I fondali oceanici sono l'ultima zona inesplorata del pianeta: secondo i biologi marini, sono centinaia di migliaia le specie marine che devono ancora essere scoperte. Ma molte di queste specie sono messe in pericolo da una delle pratiche di pesca più distruttive che esista, la pesca a strascico.

In fondo al mare, le montagne

Sui fondali oceanici vi sono rilievi montuosi, proprio come sulla terraferma. La catena montuosa più lunga del mondo è una catena sottomarina, la Dorsale Medio Atlantica, che si snoda da una parte all'altra del pianeta - dall'Oceano Antartico all'Atlantico - e che è quattro volte più lunga delle Ande, delle Montagne Rocciose e dell'Himalaya insieme.

Le montagne marine sono ecosistemi ricchissimi di biodiversità. Prova a immaginare colorate foreste di coralli, spugne e piccoli crostacei. Molte delle specie che abitano queste montagne non si trovano da nessuna altra parte. E ci sono fondati motivi per credere che la diffusione di alcune di queste specie sia circoscritta anche ad una sola di queste montagne.

Pesca a strascico: pericolo numero 1

La grande industria della pesca commerciale si è purtroppo accorta di quanto siano remunerative le profondità oceaniche, e ha esteso le sue pratiche di pesca insostenibile fino a sfruttare gli abissi incontaminati e le montagne sottomarine, usando una tecnica che si chiama "pesca a strascico". La pesca a strascico è utilizzata anche in fondali meno profondi, a volte con effetti altrettanto devastanti, in particolare quando si esercita su fondali rocciosi o sulle praterie di posidonia.

La pesca a strascico negli abissi prevede che delle enormi e pesanti reti da pesca vengano trascinate lungo i fondali. Le larghe placche metalliche e le ruote di gomma attaccate a queste reti si muovono sui fondali spazzando via qualsiasi cosa lungo il loro percorso. Sappiamo che le forme di vita presenti sui fondali sono molto delicate e reagiscono molto lentamente a questi danni: servono decine, centinaia di anni per un recupero totale, ammesso che un recupero completo sia davvero possibile.

Se non si fa niente per fermarli, i pescatori a strascico distruggeranno moltissime specie prima ancora che vengano scoperte: è come guidare un enorme bulldozer in una foresta rigogliosa e inesplorata e distruggere tutto, lasciando dietro di sé un deserto sterile e senza futuro.