La Unilever ha da poco venduto la parte europea della Birds Eye e della Iglo alla società d'investimento Permira. Il passaggio di proprietà si concluderà solo alla fine del 2006. l'Unilever sostiene di usare solo pesce proveniente da uno sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche, ma i problemi di filiera sono evidenti, anche per quanto riguarda il merluzzo: la compagnia danese Espersen - uno dei maggiori fornitori di merluzzo della Unilever - si rifornisce, ad esempio, direttamente e indirettamente dal Baltico e indirettamente dal Mare di Barents. Il capitano Birdseye non può quindi dire con certezza che i suoi prodotti venduti nei supermercati non provengano da pesca illegale.
Prima che la cessione della Birds Eye alla Permira sia completata, la Unilever dovrebbe mantenere le proprie promesse e assicurarsi che la Permira non stia comprando un'azienda impegnata nel riciclaggio di merluzzo illegale.
I ricercatori chiedono una drastica riduzione della quota di merluzzo pescato nel Mar Baltico a partire dal 2007. La quota ufficiale di merluzzo pescato nel Mar Baltico ammonta a 49.000 tonnellate, una quota di tre volte superiore a quella raccomandata dai ricercatori per il 2006. Ma non è tutto: una quantità ingente di merluzzo catturato illegalmente arriva nei porti baltici, pronto per il mercato europeo e per i bastoncini Birds Eye e IGLO. Di questo passo, il merluzzo potrebbe presto diventare merce rara.
Birdseye e IGLO sono due tra le più grandi aziende al modno che utilizzano merluzzo e sono quindi in grado di influenzare la catena di approvvigionamento. Al contrario di altri produttori concorrenti, la Unilever non ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione pubblica sul controllo di merluzzo illegale nei suoi prodotti.