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Un pesce spada rimasto impigliato in una rete spadara.

Un pesce spada rimasto impigliato in una rete spadara.

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Palinuro, Italia — Continua la battalia di Greenpeace contro le spadare, le reti killer che uccidono delfini, balene e tartarughe marine. Stanotte, al largo di Capo Palinuro, la Rainbow Warrior ha intercettato due pescherecci provenienti dal porto di Bagnara Calabra, "Athena" e "Odissea", che pescavano con questo tipo di reti illegale. Una delle due imbarcazioni, il peschereccio "Athena", ha usufruito in passato degli indennizzi per la riconversione delle proprie attrezzature di pesca, ma evidentemente non li ha spesi bene.

Le spadare sono reti pelagiche derivanti vietate sia dall'Unione Europea che da una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo il bando dell'Ue, diversi milioni di euro sono stati stanziati per indennizzare chi praticava questo tipo di pesca. Già due anni fa, tuttavia, Greenpeace aveva documentato, in un rapporto, la ripresa di questa pesca illegale.

Gli avvistamenti di questa notte sono l'ennesima conferma del fallimento del piano di rinconversione delle flotte di spadare: i soldi sono stati erogati "a pioggia" e non sono stati usati per riacquistare le reti dai pescatori. Alcuni pescatori - è il caso del peschereccio "Athena", che ha ricevuto un risarcimento di 28.682 euro - hanno continuato a pescare con le spadare anche dopo avere intascato gli indennizzi per la riconversione. Non è da escludere, inoltre, che alcuni di questi fondi siano stati impiegati anche per comprare nuove reti o per armare nuove imbarcazioni. I controlli in porto sono occasionali mentre quelli in altura sono costosi e complicati.

La Rainbow sta compiendo in questi giorni un tour del Mediterraneo per combattere la pesca illegale, difendere le popolazioni marine e promuovere la creazione delle aree protette in tutta la superficie del bacino. Venerdì scorso, al largo di Ponza, c'era stato un altro avvistamento: 25 attivisti di Greenpeace avevano confiscato simbolicamente un pezzo di "ferrettara" illegale. Nella rete si era anche impigliata una tartaruga marina, che è stata subito liberata in mare.

Scheda Avvistamento Numero 1

Data23 giugno 2006
Ora [ primo avvistamento ]circa h. 3.00
Posizione40° 55.5 N - 12° 54.7 E
Distanza dalla costacirca 35 miglia nautiche a sud di Ponza
Nome ImbarcazioneBiagio Anna
Matricola Imbarcazione3CS822
Lunghezza stimata della retetra 6 e 8 chilometri
Dimensione della maglia100 millimetri
Ampiezza della rete12 metri

Scheda Avvistamento Numero 2

Data25 giugno 2006
Ora [ primo avvistamento ]circa h. 23.00
Posizione9° 23.8 N - 14° 41.0 E
Distanza dalla costacirca 43 miglia nautiche da Capo Palinuro
Nome ImbarcazioneAthena
Matricola Imbarcazione5RC868
Lunghezza stimata della retecirca 15 chilometri
Dimensione della maglia210 millimetri
Ampiezza della reteOltre 10 metri

Scheda Avvistamento Numero 3

Data25 giugno 2006
Ora [ primo avvistamento ]circa h. 23.15
Posizione39° 28.9 N - 14° 40.7 E
Distanza dalla costacirca 43 miglia nautiche da Capo Palinuro
Nome ImbarcazioneOdissea
Matricola Imbarcazione5RC1076
Lunghezza stimata della retecirca 15 chilometri
Dimensione della maglia200 millimetri
Ampiezza della rete17,5 metri

La scorsa settimana, proprio a bordo della Rainbow Warrior ormeggiata nel porto di Genova, Greenpeace ha inoltre reso noto il rapporto "Riserve marine per il Mediterraneo" che denuncia lo stato di crisi del nostro mare e propone l'istituzione di un network di 32 riserve marine.

Documenti collegati

Riserve marine nel Mediterrano [ Estratto ]

15 Giugno 2006

Il rapporto di Greenpeace "Riserve marine nel Mediterraneo" segnala numerosi esempi di degrado del Mediterraneo e la necessità di una gestione efficace delle risorse, con la cooperazione di tutti gli Stati del Mediterraneo e la partecipazione delle comunità rivierasche. Deve essere avviata subito un'azione che tuteli una porzione significativa del Mediterraneo con una rete di Riserve Marine. Questa rete ovviamente deve essere affiancata e sostenuta da una corretta regolamentazione e gestione delle attività umane nel resto del bacino, in primo luogo nelle acque territoriali dei Paesi della Regione.

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