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Il nostro mare è in pericolo. Servono delle risposte immediate. 
Greenpeace chiede l'istituzione di una rete di riserve marine per 
salvare la biodiversità di uno dei mari più ricchi e allo stesso tempo 
più fragili del mondo.

Il nostro mare è in pericolo. Servono delle risposte immediate. Greenpeace chiede l'istituzione di una rete di riserve marine per salvare la biodiversità di uno dei mari più ricchi e allo stesso tempo più fragili del mondo.

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Roma, Italia — Il Mar Mediterraneo è vicino al collasso: lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche, le spadare, il ranching dei tonni, l'inquinamento e gli impatti dei cambiamenti climatici sono solo alcuni fattori di una crisi sempre più profonda e preoccupante. Greenpeace ha presentato oggi un rapporto per chiedere di istituire, all'interno del Mediterraneo, un network di 32 riserve marine a tutela di uno degli ecosistemi più fragili del Pianeta. Alla conferenza stampa, che si è tenuta a bordo della Rainbow Warrior ormeggiata nel porto di Genova, è intervenuto anche Beppe Grillo.

Le Riserve Marine sono aree protette all'interno delle quali vengono vietate tutte le attività pericolose di prelievo e di immissione. Greenpeace propone una rete di riserve marine che protegga il 40 per cento delle acque e dei fondali del Mediterraneo, sia lungo le coste che in acque internazionali. Le 32 riserve comprendono aree particolarmente importanti per l'equilibrio di questi ecosistemi - zone ricche di biodiversità o siti di riproduzione e accrescimento delle varie specie. Quando si avviano riserve ben progettate, quando vengono fatti rispettare i divieti e le comunità interessate sono parte attiva della gestione della riserva, i risultati non mancano.

1. Mare di Alboran; 2. Montagne sottomarine; 3. Isole Baleari; 4. Golfo del Leone; 5. Bacino Algerino; 6. Montagne sottomarine; 7. Banco Scherchi-La Galite; 8. Mar Ligure-Provenzale; 9. Tirreno Centrale; 10/11. Stretto di Messina; 12. Canale di Sicilia; 13. Scarpata di Malta; 14. Cresta di Medina; 15. Golfo della Sirte; 16. Capo della Libia; 17. Alto Adriatico; 18. Fossa di Poma / Jabuca; 19. Canale di Otranto; 20. Fossa Ellenica; 21. Monti Olimpo; 22. Golfo Saronico; 23. Isole Sporadi; 24. Mar di Thrakiko; 25. Limnos Gokceada; 26. Creta-Turchia; 27. Levante Centrale; 28. Monti di Anassimandro; 29. Canale di Cipro; 30. Monti Eratostene; 31 Costa dei Fenici; 32 Delta del Nilo

Quella di  Greenpeace è senza dubbio una proposta ambiziosa che presenta non poche difficoltà di attuazione. Ma è anche un investimento necessario per evitare, come purtroppo è successo in altre aree, che si arrivi al punto di dover adottare provvedimenti più drastici in seguito al collasso delle risorse naturali.

Le riserve marine da sole non bastano. Non è difatti possibile immaginarle come oasi in un deserto di mare sovrasfruttato e inquinato. Devono invece far parte di una nuova filosofia di gestione delle risorse ittiche e, più in generale, di un nuovo modo di intendere le attività umane in mare. La gestione delle risorse marine è una sfida complessa, che solleva numerosi interrogativi. Ma è una sfida alla quale non possiamo sottrarci.

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